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DIARI
Stop and Go
7 agosto 2008


“Guarda quello lì”, dissi a Joey indicando un grosso nero seduto in fondo al vagone.
Joey lo guardò, muovendo solo un poco gli occhi senza alzare troppo la testa dal libro che aveva tra le mani, poi scrollò le spalle e se ne tornò a leggere.
Il nero si era tolto un sandalo ed aveva poggiato il piede sul sedile vuoto di fianco a lui. Stava lì tranquillo, con il suo piede appoggiato al sedile dello stesso colore grigio e l'altro a terra, un braccio allungato sullo schienale di plastica grigia e l'altro a mantenere in equilibrio una tavola di legno coperta con un telo, una tavola lunga e larga, di quelle che servono per mettere su i banchi dei mercatini di cianfrusaglie. Una donna con il fazzoletto in testa seduta a metà della carrozza guardò verso il nero e poi guardò me, come a dire: “ehy, visto quel tipo?”
Mi misi a guardare fuori dal finestrino di fronte a me, stavamo passando per un tratto dove la metropolitana correva all'aria aperta, e vedevo il retro delle case e vecchi magazzini con i vetri rotti. Dalla strada non li avevo mai visti, come erano fatti dietro.
Sui muri della massicciata che costeggiava i binari qualcuno aveva fatto un bel lavoro con la bomboletta, graffiti e scritte colorate con sigle artistiche come Glaxk o Rumy e altre del genere. Era un tratto dove la metropolitana andava lenta.
Diedi di gomito a Joey : “E quando arriviamo al cantiere cosa gli diciamo a Fergusson?”
“E cosa vorresti dirgli? Che i soldi sono finiti e che a fine mese possono andare tutti a casa”, mi rispose.
“I ragazzi non la prenderanno bene” aggiunsi io.
 “No, non la prenderanno molto bene” mi rispose Joey.
Continuai a guardare di fuori pensando ai lavori che dovevamo interrompere per mancanza di soldi, e che non sapevamo quando sarebbero ripresi.
“Credi che gli operai già se la pensavano, una cosa del genere?” chiesi ancora a Joey
“Se non sono fessi, penso proprio di si. Nelle ultime due settimane ho rifiutato la richiesta di sostituzione di un martello pneumatico e gli ho detto di staccare il lavoro alle 4 del pomeriggio invece che alle cinque, così da risparmiare un'ora di corrente al giorno”
“Non la sapevo questa cosa, della corrente intendo.” risposi, e dopo un po' aggiunsi: “E loro cosa hanno detto?”
“Niente, gli ho detto che continuavo a pagarli fino alle cinque anche se lavoravano fino alle quattro, quindi a loro non interessava.”
“Però avranno capito qualcosa” dissi io.
“Tu che ne dici?” rispose con una smorfia Joey guardandomi da sopra gli occhiali.
“Noi due che faremo, Joey?” gli domandai.
”Che intendi dire?”
”Alla fine, cosa faremo” ripetei.
”Quello che fanno tutti, ci troveremo un altro cantiere, sperando che i soldi non finiscano a metà.”
Per tutto il tempo che avevamo parlato, Joey aveva tenuto il libro chiuso con l'indice in mezzo per tenere il segno di dove era arrivato a leggere. Mise un foglietto tra le pagine del libro e lo infilò nella borsa, poi continuò:
”Faremo quello che c'è da fare, lo abbiamo già fatto, andremo in giro e ci troveremo qualche altro bel lavoro, no?

Sul sedile di fronte a quello della donna sedeva un uomo ben vestito, giacca cravatta ed uno zainetto blu, che ad un tratto sbadigliò rumorosamente, fece uno di quegli sbadigli da ubriaco con la bocca spalancata sulle otturazioni e la lingua bianca patinosa.
Poco prima della fermata l'uomo si diresse verso la porta della carrozza e mentre era lì in piedi si diede una bella grattata in mezzo alle gambe, lo zainetto su una spalla e l'altra mano a tenersi al sostegno vicino alla porta. Mentre scendeva dalla vettura guardai la signora con il fazzoletto, ma lei si era addormentata leggendo una rivista, ed il fazzoletto le era sceso completamente sugli occhi.
Joey continuava a leggere il suo libro, e alla fermata successiva scendemmo anche noi due.
Il tizio di colore si era rimesso il sandalo e si stava alzando, e guardò me e Joey mentre il treno si allontanava.

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permalink | inviato da Icekent il 7/8/2008 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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