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Lavoratori
18 settembre 2009
Succede, quando si va in guerra, di rimetterci la pelle.
E' quel che è accaduto a Kabul a sei soldati italiani il cui autoblindo è stato centrato da una automobile esplosiva.
Altri quattro sono feriti.
In totale, dal 2004, sono morti 21 soldati italiani in Afghanistan durante questa missione di pace.
Nell'ultima settimana sono morte 130 persone, più di 1600 dall'inizio dell'anno; alcuni numeri li trovate sul sito di PeaceReporter
L'Italia ha un buon posto nella responsabilità di queste morti, visto che nel 2008 ha venduto armi per 3,8 miliardi di dollari, superando persino la Russia e portandosi così al secondo posto, sebbene lontana dagli irraggiungibili USA.
Se vuoi esportare la democrazia, meglio farlo insieme alle casse di fucili e munizioni, non è vero?
Ed ora, abbandoniamoci come al solito alla retorica, visto che in ogni caso sarei in ottima compagnia.
In guerra si viene uccisi, militari o civili non fa differenza; brutto, lo so, ma è così, la democrazia funziona in questo modo.
Nella prima settimana di settembre 2009 sono morte 9 persone mentre lavoravano, travolti da un trattore, caduti da un'impalcatura, soffocati dai gas del serbatoio che stavano pulendo.
Non erano circondati da nemici armati, non portavano elmetti e fucili, non c'erano regole d'ingaggio.
Erano sul posto di lavoro per guadagnare il loro stipendio, avevano anche loro mogli, figli, madri e padri, proprio come i sei militari uccisi a Kabul, e come le decine di migliaia di civili morti in Afghanistan dall'inizio dell'esportazione della democrazia.
Queste 8 persone non stavano esportando la democrazia, erano in Italia che è già democratica, ma semplicemente lavoravano, e quindi rafforzavano la democrazia stessa.
E' questa la democrazia che si vuole, è questo lo Stato Democratico che tanto osanniamo quando andiamo a votare, è questa la società civile che dovrebbe pacificare i conflitti tra le parti?
Il numero di soldati uccisi durante le missioni all'estero è utile, ad ogni Stato, per poter pesare di più nei rapporti internazionali, per giustificare una più massiccia presenza militare e, quindi, una miglior protezione dei corridoi commerciali globali.
Il numero di morti sul lavoro è da ascrivere alla voce: deterioramento di materiale.
Ma ormai, è un materiale che costa poco.



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permalink | inviato da Roland il 18/9/2009 alle 10:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Domanda (una sola, eh!)
31 agosto 2009
La vicenda delle accuse che il direttore de Il Giornale rivolge al direttore de l'Avvenire è sicuramente un fatto grave, per il metodo e per i contenuti.
Nel metodo, vengono usate informative non ufficiali (Feltri, intervistato da Radio24, ha detto di non aver mai scritto che l'informativa fosse della polizia; una distorsione cosciente di termini tecnici) per porre in risalto le abitudini sessuali di Boffo. La sfera privata di un privato cittadino (cosa che ad esempio un ministro o un presidente del consiglio non è) utilizzata contro di lui.
I contenuti, poi , sono da giornaletto di provincia, scandalismo puro, usato per dimostrare che chi osa parlar male del proprio editore verrà sistematicamente fucilato. Giornalisticamente, si intende.
L'opposizione si indigna, così come ha fatto per la querela partita contro La Repubblica a causa delle famose 10 domande.
Per inciso, il Daily Telegraph e El Pais hanno due interpretazioni diverse sull'impatto che questa vicenda potrà avere sull'imperturbabilità democratica degli italiani.
Mi domando però per quale motivo ci si metta tanto impegno a dimostrare se il presidente del consiglio abbia abitudini morali discutibili, mentre ci si sia quasi dimenticati dei suoi passati come iscritto alla loggia P2, o dei metodi usati per comprare la villa di Macherio, dell'appropriazione della Mondadori, delle accuse per corruzione, con la stortura del lodo Alfano grazie alla quale il corrotto viene condannato (Mills) ma il corruttore non entra nemmeno in tribunale.
E se i pochi quotidiani rimasti non di proprietà della famiglia Berlusconi provassero a fare articoli su questi fatti, e porre nuove 10 domande su questi irrisolti misteri della vita pubblica del presidente del consiglio, non farebbero una miglior figura che continuare a giocare sul terreno dell'avversario?
Edmondo Berselli, su Repubblica, scrive delle belle cose, domande nemmeno retoriche (forse può autoquerelarsi anche lui).
Ma non si può combattere un potere come questo solo con l'enunciazione dei principi, non serve a nulla.
Si deve farlo, invece, ricominciando a tirar fuori documenti (veri, non farlocchi) e fatti sulla storia degli ultimi vent'anni, sulle distorsioni legislative create a proprio uso, sui soldi pubblici spesi per fatti privati, dell'opportunismo della sinistra che ha condotto l'opposizione italiana a sparire dal panorama politico.
Tutti i giorni, con tutti i mezzi, in ogni luogo.
Cercare di allungare quella memoria corta che, grazie a televisioni e giornali compiacenti, è diventata ormai cortissima.


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permalink | inviato da Roland il 31/8/2009 alle 18:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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