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Muri e T-Shirt
17 dicembre 2009

Vogliono abolire le parole ed i pensieri.

E se ricominciassimo a scrivere sui muri?

E se indossassimo tutti magliette con le scritte?

E se camminassimo borbottando tra noi frasi contrarie al governo?

Butterebbero giù i muri, tutti.

Ci straccerebbero le magliette.

Ci picchierebbero sui denti.

Ma se non ci fosse nessuno, dico proprio nessuno e niente da buttar giù, da stracciare, da manganellare, cosa farebbero?

Se li lasciassimo soli, ci mettessimo in fila al di là delle Alpi, al largo nel Mediterraneo, ad osservarli mentre rimangono soli, che farebbero?

Con le televisioni spente nelle case, le concessionarie vuote, i supermercati vuoti, le chiese vuote, le fabbriche vuote.


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China world
16 dicembre 2009

Magari è normale, e forse accade anche in altri paesi che un governo provi a cancellare immagini non gradite.

Poi, questi paesi forse si chiamano Cina, Vietnam, Iran, Cuba, ed allora le mani sono proprio legate, oppure si chiamano Stati Uniti, Francia, Olanda, Spagna, e ne viene fuori quanto meno un bell'imbarazzo per il governo stesso.

Ora l'Italia, in quale gruppo si trova?


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Determinazioni
14 dicembre 2009
Gente, via dall'Italia.
Chi può, chi ha la possibilità, chi ha il coraggio.
Via, fuori subito da questo paese.
Si sta preparando una dura battaglia per la successione, poteri strani che si mescolano a squilibrati decennali per giustificare ogni prossima mossa di controllo e di restrizione.
Leggeremo solo la pagina dei fumetti di quei pochi quotidiani, e se non vorremo guardare per forza il Grande Fratello, il TG1 o robaccia del genere, l'unica alternativa sarà quella di tenere spenta la tv.
Fare una passeggiata in piazza, ma non più di due o tre alla volta.
Quindi, se qualcuno mi legge, se qualcuno di quelli che passano qui ha meno di vent'anni ed una vita ancora da progettarsi, un consiglio: mettete da parte le vostre paghette, i soldini che vi verranno regalati per Natale o per il compleanno.
Se studiate, terminate gli studi e poi cercatevi una università all'estero.
Se lavorate, cercate di vedere se potete essere trasferiti in Francia, in Spagna, in Inghilterra, da qualche altra parte insomma.
Se non fate niente di tutte e due queste cose, fatevi bene i conti, guardatevi dentro, capite cosa sapete fare e cosa vi piace fare.
Poi studiate, e qualunque cosa andate a farla da qualche altra parte.
Questo è un paese di vecchi, di preti e di fascisti.
Se rimango qui vi farò sapere come va a finire.
Sto già allevando i piccioni viaggiatori.

POLITICA
Del doman non v'è certezza
10 novembre 2009
Dunque, dove non può la legge, lo fa l'inganno. Sempre per legge, ma inganno rimane, e l'articolo potete trovarlo qui. Fini ha barattato con il solito piatto di lenticchie qualche presidenza di regione, e quando parla di rafforzare il potere del Parlamento mente, sapendo di mentire, almeno fino a che ci sarà una legge elettorale come quella che abbiamo in Italia.
Ancora di più mi fanno rabbrividire i commenti di Berlusconi e Ghedini sulla vicenda di Cosentino; Capezzone vabbè, non parliamone nemmeno.
Poi abbiamo una vera e propria disinformazione da parte di Minzolini, che afferma, mentendo, che l'immunità parlamentare non esiste più dal 1993 e bisogna ripristinarla; nonèunacosaseria spiega piuttosto bene le modifiche fatte in questo senso alla Costituzione.
L'opposizione, di tutto quel che accade, sembra non preoccuparsene. Avrei pensato che, con uno scatto d'orgoglio ritrovato, gli iscritti al PD si sarebbero riversati in massa nelle piazze, con volantini, tazebao, striscioni, bongas, per far sentire la voce dell'opposizione, per far sentire campane diverse da quella ufficiale.  Invece, niente.
Credo sia completamente inutile continuare ad indignarci per le bugie che questo governo sta raccontando all'Italia, alla fine si risolve tutto nel leggerci e parlarci addosso.
Proprio perchè le bugie sono tanto palesi, alla fine si stenta a credere che siano bugie, ed alla fine a qualcosa va a finire che si crede.
Tutti quelli che invece per tigna sono convinti che siano bugie, e che non crederebbero nemmeno all'ora esatta se ad annunciarla fosse Gasparri o Giovanardi, continuano a non crederci.
Così non si va da nessuna parte.
Soprattutto mi preoccupa il dopo Berlusconi; intendo, prima o poi ci sarà pure un dopo no?
I poteri nascosti, quelli che vedono i propri interessi difesi da questo governo e dai suoi legali, staranno sicuramente facendosi la stessa domanda.
Se la sta certamente ponendo la mafia, che ha sempre cercato una sponda nei governi italiani, se la sta ponendo la chiesa cattolica, che aumenta le richieste in vista di un futuro cambiamento di persone al governo, se lo chiedono le industrie farmaceutiche, rappresentate e ben difese dalla moglie del ministro della salute, Sacconi.
L'informazione è ormai una proforma, e su quel piano la battaglia è già persa da almeno una decina d'anni.
Il diritto del lavoro è stato completamente stravolto con la reintroduzione nel 2008 del contratto a chiamata, mentre chi protesta per la difesa del proprio posto di lavoro rischia di essere malmenato 
dai mercenari del padrone della fabbrica; quindi anche i grandi capitalisti si chiedono chi potrà essere il loro prossimo riferimento governativo.
Non vedo soluzioni a questa situazione, in verità.
Forse può essere un'idea smettere di andare a votare, visto che la maggior parte di noi non può permettersi di smettere di pagare le tasse; smettere di comprare i quotidiani, smettere di comprare i libri alla Mondadori, evitare di comprare da Mediashopping e chiudere il proprio conto di banca Mediolanum, ridare indietro il decoder di Mediaset, e magari pure il digitale base, riportandoli direttamente davanti a Palazzo Chigi, così che il presidente del consiglio possa ridarli al fratello Paolo.
Ma questo, impedirebbe di scendere la china che ci sta portando ad essere la prima democrazia dittatoriale d'Europa?
Come possiamo dimostrare che l'esperimento sociale è fallimentare, ed evitare che si ripeta in qualche altra nazione dell'Europa allargata?

Patrie
28 settembre 2009
Cosa è, la Patria?
La terra che ci ha visto nascere, forse?
Credo di non sbagliare se dico che la maggior parte di noi è nata in una clinica, o in un ospedale, e dunque la patria dovrebbe essere il macchinario per l'ecografia, o l'incubatrice.
Allora è la terra dove siamo cresciuti?
Il posto, cioè, dove siamo andati a scuola, dove abbiamo giocato a pallone o passeggiato con le amiche, o siamo andati in bicicletta, il posto che ci ha dato tradizioni culturali, gastronomiche, storiche.
A pallone e a passeggio si va dovunque, e così in giro in bicicletta. Le tradizioni, in un paese come l'Italia, in alcune zone del Lazio, della Sicilia o anche della Lombardia, sono diverse anche a distanze di soli dieci chilometri; basta attraversare una valle, o un fiume, o vedere un mare diverso.
In Italia abbiamo avuto una storia, ma ce l'ha anche la Svizzera o il Belgio, con i propri scrittori, cantanti, artisti, scienziati.
Abbiamo avuto le nostre invasioni e siamo stati colonizzatori, abbiamo importato ed esportato cultura e cattive abitudini, ed ogni francese o inglese o portoghese vi dirà che si, hanno avuto le colonie, ma loro si comportavano meglio degli inglesi, dei francesi, dei portoghesi o degli italiani.
Diciamo che bisognerebbe chiederlo alle popolazioni colonizzate, no?
Io, cosa sia questa Patria, non l'ho capito ancora, e più aumenta la globalizzazione meno lo capisco.
Indosso vestiti confezionati in Romania, ma con il marchio Made in Italy, guido una automobile costruita da una azienda con sede legale a Torino, ma i cui pezzi arrivano direttamente dalla Polonia, e l'elettronica è fatta di componenti made in Taiwan.
La banca dove ho il conto corrente ha la Direzione Centrale a Roma, ma possiede capitale di almeno altre 6 banche sparse per il mondo.
Il cibo che mangio viene dai dintorni della mia città, quello fresco almeno, ma posso comprare pomodori spagnoli o pompelmi israeliani.
Mangio la pizza fatta da un pizzaiolo egiziano, o il kebab in un negozio gestito da napoletani (ottimi entrambi, pizza e kebab).
Per trovare la Patria nel cibo devo andare ad un centinaio di chilometri e cercare qualche piccolo produttore e ristoratore che utilizza la tradizione per vendere i propri prodotti (buoni, ma carissimi, ma buoni eh).
Vogliamo fare un dibattito per sapere se Napoleone era migliore di Cesare Augusto? O se Renoir è meglio di Caravaggio?
Si può dire: e quei soldati che sono morti per difendere il suolo patrio, te li scordi quelli?
Se non ci fosse stata una Patria, magari non sarebbero morti.
Qualcuno gli ha detto che di qua delle montagne è la nostra patria, e di là è la Patria di qualcun altro, così dobbiamo difendere questo lato della montagna, o questo lato del fiume.
Due lati fondamentalmente identici, per di più, dove si parla praticamente la stessa lingua e si semina e si raccoglie negli stessi periodi.
Ecco, una lingua diversa?
Ma perchè, un Padano ed un Siciliano parlano la stessa lingua? hanno le stesse tradizioni? hanno gli stessi eroi nella loro storia?
O un Toscano ed un Umbro, è la stessa cosa, e oltretutto sono pure più vicini.
Dunque, cosa è la Patria?

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Giustizia moderna
19 settembre 2009
No, solo così, per dire. Miglioramento della giustizia, utilizzo delle tecnologie, sedi giudiziarie aumentate.
Sullo stesso giornale, una notizia che riguarda l'Italia.
Si notino anche le date degli impegni internazionali del Cavalier Coso.

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Lavoratori
18 settembre 2009
Succede, quando si va in guerra, di rimetterci la pelle.
E' quel che è accaduto a Kabul a sei soldati italiani il cui autoblindo è stato centrato da una automobile esplosiva.
Altri quattro sono feriti.
In totale, dal 2004, sono morti 21 soldati italiani in Afghanistan durante questa missione di pace.
Nell'ultima settimana sono morte 130 persone, più di 1600 dall'inizio dell'anno; alcuni numeri li trovate sul sito di PeaceReporter
L'Italia ha un buon posto nella responsabilità di queste morti, visto che nel 2008 ha venduto armi per 3,8 miliardi di dollari, superando persino la Russia e portandosi così al secondo posto, sebbene lontana dagli irraggiungibili USA.
Se vuoi esportare la democrazia, meglio farlo insieme alle casse di fucili e munizioni, non è vero?
Ed ora, abbandoniamoci come al solito alla retorica, visto che in ogni caso sarei in ottima compagnia.
In guerra si viene uccisi, militari o civili non fa differenza; brutto, lo so, ma è così, la democrazia funziona in questo modo.
Nella prima settimana di settembre 2009 sono morte 9 persone mentre lavoravano, travolti da un trattore, caduti da un'impalcatura, soffocati dai gas del serbatoio che stavano pulendo.
Non erano circondati da nemici armati, non portavano elmetti e fucili, non c'erano regole d'ingaggio.
Erano sul posto di lavoro per guadagnare il loro stipendio, avevano anche loro mogli, figli, madri e padri, proprio come i sei militari uccisi a Kabul, e come le decine di migliaia di civili morti in Afghanistan dall'inizio dell'esportazione della democrazia.
Queste 8 persone non stavano esportando la democrazia, erano in Italia che è già democratica, ma semplicemente lavoravano, e quindi rafforzavano la democrazia stessa.
E' questa la democrazia che si vuole, è questo lo Stato Democratico che tanto osanniamo quando andiamo a votare, è questa la società civile che dovrebbe pacificare i conflitti tra le parti?
Il numero di soldati uccisi durante le missioni all'estero è utile, ad ogni Stato, per poter pesare di più nei rapporti internazionali, per giustificare una più massiccia presenza militare e, quindi, una miglior protezione dei corridoi commerciali globali.
Il numero di morti sul lavoro è da ascrivere alla voce: deterioramento di materiale.
Ma ormai, è un materiale che costa poco.



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SOCIETA'
Le dimensioni non contano
17 settembre 2009
Sua Maestà è un monarca assoluto, e non è obbligato a rispondere delle proprie azioni a nessuno al mondo, ma ha il potere e l’autorità di governare i propri stati e territori come un sovrano cristiano, secondo il suo desiderio e la sua benevolenza


E' una frase presa dal Regolamento Militare emanato nel 1716 dallo zar Pietro il Grande.


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