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Epitaffio:
Contro la stupidità umana
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POLITICA
Politically correct
8 ottobre 2009

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permalink | inviato da Roland il 8/10/2009 alle 12:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Le dimensioni non contano
17 settembre 2009
Sua Maestà è un monarca assoluto, e non è obbligato a rispondere delle proprie azioni a nessuno al mondo, ma ha il potere e l’autorità di governare i propri stati e territori come un sovrano cristiano, secondo il suo desiderio e la sua benevolenza


E' una frase presa dal Regolamento Militare emanato nel 1716 dallo zar Pietro il Grande.


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permalink | inviato da Roland il 17/9/2009 alle 18:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Stato, presente
16 settembre 2009
Le patrie non esistono, sono segni su una carta geografica che cambiano a causa di una guerra, o di una vendita di terre.
i cittadini di quella patria non vengono interpellati prima di fare una guerra, e nemmeno prima di vendere parte del suolo patrio.
La patria serve per avere un governo, lo Stato quindi, che faccia da arbitro tra le varie componenti del capitale, gli industriali del ferro e quelli della ceramica, le società di assicurazione e quelle di credito agricolo, gli allevatori ed i contadini.
Perchè però questi personaggi non potrebbero trovare accordi soddisfacenti tra loro, senza necessità di uno Stato?
Le case verrebbero fatte ugualmente, visto che servono a trasportare le merci, l'istruzione verrebbe data comunque, visto che serviranno operai specializzati, ingegneri, medici, altri insegnanti.
La sanità sarebbe assicurata allo stesso modo, con gli stessi cittadini che pagherebbero il medico fissando tariffe concordate dopo un accordo.
Lo Stato, se proprio vi viene in mente di pensarlo, oltretutto non fa niente di tutto questo, tranne stabilire alcune tariffe, alcuni pedaggi, o decidere di far passare una variante autostradale dalla città A (dove a buon bisogno risiede un grosso gruppo di industriali) piuttosto che dalla città B.
Lo Stato è necessario per fare le guerre, ma perchè un operaio di Brescia dovrebbe sentire il desiderio di sparare ad un agricoltore di Hannover, o un allevatore belga dovrebbe avercela con un impiegato di banca spagnolo?
Le guerre sono decise dagli Stati, così come le variazioni dei tassi di interesse o di cambio, i dazi commerciali, i limiti alle importazioni o alle esportazioni.
Prima accadeva tra stati europei, ora tra Europa ed America e Asia Orientale. Si è ingrandito il fenomeno, ma il processo al di sotto è rimasto uguale.
Cosa importerebbe ad un cattolico irlandese di sparare ad un protestante inglese, visto che l'unico vero dissidio tra i due è il modo di fabbricazione della birra?
Cosa importerebbe ad un musulmano turco di accoltellare un ebreo israeliano, quando alla fin fine coltivano i datteri allo stesso modo?
L'ideologia dello Stato utilizza la Religione, pagandone il prezzo di una sudditanza di coscienze, facendosi aiutare nel reclutare fanti per le proprie battaglie.
L'uomo ha costruito le città, formate da case e strade, negozi e fabbriche.
I confini di uno Stato, a cosa servono, se non a rinchiudere le città dentro mura più grandi, sebbene invisibili, di quelle che lui stesso ha costruito attorno alla propria casa?
Quando una banca o una industria, si dice che sono italiane, o francesi o tedesche, o americane o giapponesi, cosa vuole dire, oltre che indicare la nazione dove risiede la sede legale di quella banca e di quell'azienda?
Se il capitale che le compone è sparso nei tre continenti, i macchinari per la produzione provengono dal Giappone, trasportati con un cargo cinese, sdoganati in Turchia ed assemblati da un ingegnere tedesco che legge istruzioni in inglese, che senso ha dire che la fabbrica è italiana?
lo Stato, ditemi, a cosa serve?


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permalink | inviato da Roland il 16/9/2009 alle 9:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Imparare
25 ottobre 2008
Noi genitori degli studenti che in questi giorni stanno scendendo in piazza dovremmo essere grati ai nostri figli, ed imparare da loro.
Dovremmo provare a fare di più, anzi, dovremmo scendere in piazza anche noi.
Noi, a cui hanno tolto la scala mobile dicendo che la colpa degli aumenti dei prezzi sono i nostri salari.
Noi, a cui hanno fatto pagare, e continuano a farlo, le storture del sistema capitalista fornendo a dismisura i fondi necessari alle banche.
Noi, che abbiamo gli stipendi più bassi registrati in Europa.
Noi, che abbiamo introdotto una flessibilità lavorativa assimilabile allo schiavismo.
Noi, che abbiamo digerito tutto a testa bassa.
Noi, che non sappiamo più fare uno sciopero sindacale.
Noi, che dovremmo imparare da loro.


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permalink | inviato da Icekent il 25/10/2008 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Futuro, no grazie.
18 agosto 2008
La voglia di Ordine e Disciplina che gli italiani hanno sempre avuto è stata notata con ironia da alcuni quotidiani inglesi.
I sindaci di alcune città grandi e piccole si sono divertiti ad emettere ordinanze di divieto per questo e per quell'altro, spesso rendendosi ridicoli.
Dopo la finanza creativa, ora abbiamo la sicurezza creativa. Gli esponenti della Lega Nord sicuramente da ragazzi eran tutti teste calde, la fantasia al potere insomma.
Una riprova in più della pericolosità della grappa contapposta alla marijuana.
Al di là dei singoli provvedimenti, occorre però cercare di capire da dove provenga una tale ondata di perbenismo e voglia di rispetto delle regole.
In Italia siamo sempre più o meno stati refrattari alle regole.
Sono le angherie di chi, amico di quello o di quell'altro, o semplicemente perché male educato, è convinto che il proprio bene sia da favorire rispetto al bene comune.
Ma questo tipo di pensiero è perfettamente normale, e basti vedere gli abitanti di altri stati quando vengono in Italia, come gli inglesi che non si sognerebbero mai di gettare a terra una cartaccia a casa loro, o i tedeschi a mettere i piedi a bagno nella fontana di piazza Navona.
E questo perché non sono diverse le persone, ma è diverso il concetto di stato che hanno in altri paesi.
Compito di uno Stato dovrebbe, tra gli altri, essere anche di stabilire delle regole e farle rispettare, educando quindi al rispetto delle stesse.
Alcuni divieti possono essere giusti, altri sbagliati, altri semplicemente ridicoli.
Bene, rientra nella normale intelligenza e nel pensiero di quegli amministratori pubblici, eletti da chi probabilmente vede sempre più paura nel futuro e nella novità invece che speranza.
Sicuramente non riusciamo a vederlo, il futuro, evitando di compiere quelle normali attività di manutenzione, di pulizia, di funzionamento, degli elementi che compongono la cosa pubblica, treni, ospedali, scuole, strade.
E' un paese per vecchi, ecco tutto, governati da vecchi, che la domenica diamo ascolto a vecchi, e che compriamo i SUV per sentirci giovani, o la suoneria del gattino sul cellulare.
E' qualunquismo, si dirà, i problemi sono ben altri.
Ed è vero, ci sono problemi più grandi, dal rischio di recessione, l'inflazione che aumenta, gli stipendi che no, la ricerca, l'istruzione.
Ed è per questo che mi fanno paura questi divieti, non nati all'interno di un (seppur discutibile) piano generale, ma solo come coperta sotto cui nascondere la sporcizia.
Ma se ci fosse, la soluzione?





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permalink | inviato da Icekent il 18/8/2008 alle 23:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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