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CULTURA
La Contessa di Bertinoro
2 giugno 2008
Le strade attorno a Piazza Bologna, a Roma, portano nomi di personaggi storici più o meno noti.
Abbiamo così via della Lega Lombarda, alleati del Papa nella guerra contro Federico Barbarossa, via del Carroccio, Via Berengario, via Giovanni da Procida.
Una piccola stradina, che scendendo verso la stazione Tiburtina si apre a destra di via Lorenzo il Magnifico, è intitolata alla Contessa di Bertinoro.
In questa quieta strada sorgono non più di tre palazzi per lato, alti al massimo cinque piani, con un piccolo fossato a dividerli dalla strada. Cancelli di metallo dipinto di verde proteggono le scale che, scavalcando il fossato, conducono ai portoni di ingresso.
La targa che indica il nome della strada riporta un epitaffio biografico, indicando che la nobildonna aiutò Ancona a resistere all'assedio del 1172.
Stiamo perciò parlando di avvenimenti di oltre novecento anni fa.
In quel periodo la lotta per la supremazia in Italia, contendendosi le spoglie dell'Impero Romano, vedeva in campo Federico Barbarossa da un lato, e la Chiesa dall'altro nelle vesti del suo papa, Alessandro III. Era un periodo di papi e di antipapi, di arcivescovi fedeli all'imperatore e nobili fedeli alla chiesa, mentre nel frattempo l'Imperatore d'Oriente tentava in tutti i modi di penetrare in Italia.
Le guerre e gli assedi delle città erano ormai cronaca quotidiana, e ben pochi furono i periodi di pace. La città di Alessandria fu fondata in questo periodo per spezzare l'avanzata delle armate del Barbarossa; in pochi anni, artefice anche la benedizione papale a cui la città fu intitolata, la popolazione poteva contare su quindicimila soldati.
Tra le lotte per il potere assoluto, quindi tra papi ed imperatori, si inserivano naturalmente le lotte per il potere locale, tra le famiglie di nobili e gli arcivescovadi.
All'alba di un giorno di aprile del 1173 quaranta galere veneziane bloccavano ad Ancona la via del mare, mentre nelle campagne l'arcivescovo scomunicato Cristiano di Magonza poneva le basi per un assedio che doveva durare oltre due anni. Durante il giorno attacchi tesi a logorare la resistenza degli anconetani provenivano dal mare e da terra, la notte piccoli attacchi di guerriglia servivano a rompere il riposo dei difensori della città.
Da tempo le scorte di cibo erano state razionate, ed il poco latte che veniva ancora prodotto doveva servire non più solo per i neonati, ma anche per rifocillare i cittadini che difendevano le mura. Una eroina di quell'assedio fu Stamira, un altro nome a cui è stata intitolata una strada di questa zona.
Durante una battaglia per impadronirsi della città, gli anconetani riuscirono a ricacciare in mare le truppe già sbarcate, mentre contemporaneamente da parte di terra altri cittadini riuscirono a gettare sulle macchine da guerra di Cristiano di Magonza legna intrisa di pece e resina. Le frecce scagliate dai soldati imperiali, però, impedirono agli anconetani di gettare su questa legna delle torce per poter appiccare il fuoco.
Solo una donna, Stamira, senza preoccuparsi delle frecce, riuscì nell'intento, portando due torce con se sotto i proiettili nemici, e dando fuoco alle torri di attacco. Grazie a questa battaglia furono portati all'interno delle mura della città numerosi cavalli che furono ben presto trasformati in bistecche e salciccie, dando nuova vitalità ai cittadini.
Un'altra figura importante dell'assedio di Ancona fu Altruda Frangipane, Contessa di Bertinoro, che inviò a dar man forte agli anconetani i propri soldati ed i militi di Ferrara che arrivarono in tempo per distruggere completamente le torri di legno dell'esercito imperiale. Questo aiuto fu decisivo per spezzare l'assedio e costringere così le truppe di Cristiano di Magonza alla ritirata sotto i colpi di Guglielmo Marcheselli, comandante delle truppe della Contessa.
Ed è proprio a lei che questa stradina, lunga forse cento, centocinquanta metri, è stata dedicata, a collegare via Lorenzo il Magnifico e via Eleonora d'Arborea, due personaggi distanti circa mezzo secolo tra loro e quasi trecento dai fatti raccontati, il primo noto come illuminato signore di Firenze e mecenate delle arti, la seconda ultima regina della Sardegna indipendente.


L'immagine fa parte della Galleria 'Cavalli' di Franco Anselmi
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