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Tolleriamoli
1 ottobre 2009
La Chiesa cattolica è tollerante, quindi è liberista. Per questo motivo, visto che tutti vogliono lo stato liberista, bisogna seguire i dettami del Vaticano, che ben sa più di noi cosa ci sia utile e cosa no, stabilisce i prezzi delle cose e i guadagni di chi lavora, i tassi di interesse dei mutui per la prima casa e i ticket sanitari, e visto che è così liberista ci sa accompagnare dalla nascita alla morte decidendo al nostro posto tutto quel che è meglio per noi.
Questo, in pratica, il discorso di Marcello Pera che fornisce la sponda dello storicismo laico alla fede religiosa. Potete trovarne una analisi  in questo post di Malvino, al punto 4.
Il Vaticano, e quindi Pera che ripete, fa finta di non conoscere la storia, o meglio utilizza solo le parti che più le fanno comodo, differenziandosi in modo completo da un certo materialismo storico che tanti danni (ad essa) ha fatto.
Lo stato liberale, dice, è fondato sulla tolleranza, e visto che più tollerante della Chiesa cattolica non c'è nessuno, lo stato per essere liberale deve essere cattolico apostolico romano.
Bene, a quanto pare questa tolleranza è cosa nuova, datata da pochi anni, visto che fino al 1860 lo stato vaticano non si preoccupava molto di essere tollerante con chi dissentiva, tagliando loro la illiberale testa.
Ci sarebbe da chiedersi come mai l'Inghilterra sia liberale, visto che secondo Pera l'idea di tolleranza, se è questa alla base del moderno stato, è di esclusiva pertinenza della Chiesa Cattolica, o se lo siano gli Stati Uniti, o la Spagna, la Francia.
Mi piacerebbe sapere dove si sia ficcata la tolleranza durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, o in quale pagina di quale libro si sia rintanata quando l'Europa iniziò la propria missione umanitaria nella ex-Yugoslavia, lasciando che i non cattolici popoli si sbranassero tra loro. Ma già, quale migliore dimostrazione che la tolleranza è proprietà della Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana?
Ah, per la cronaca.
Come ogni altra forma di stato esistita prima di questo che conosciamo, e probabilmente anche ogni altra forma futura, lo stato liberale non è fondato sulla tolleranza, ma sull'economia e sulla suddivisione del lavoro, su quello che viene chiamato capitalismo, che tollerante non lo è mai stato seppur strenuamente difeso dai vertici vaticani.




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permalink | inviato da Roland il 1/10/2009 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Patrie
28 settembre 2009
Cosa è, la Patria?
La terra che ci ha visto nascere, forse?
Credo di non sbagliare se dico che la maggior parte di noi è nata in una clinica, o in un ospedale, e dunque la patria dovrebbe essere il macchinario per l'ecografia, o l'incubatrice.
Allora è la terra dove siamo cresciuti?
Il posto, cioè, dove siamo andati a scuola, dove abbiamo giocato a pallone o passeggiato con le amiche, o siamo andati in bicicletta, il posto che ci ha dato tradizioni culturali, gastronomiche, storiche.
A pallone e a passeggio si va dovunque, e così in giro in bicicletta. Le tradizioni, in un paese come l'Italia, in alcune zone del Lazio, della Sicilia o anche della Lombardia, sono diverse anche a distanze di soli dieci chilometri; basta attraversare una valle, o un fiume, o vedere un mare diverso.
In Italia abbiamo avuto una storia, ma ce l'ha anche la Svizzera o il Belgio, con i propri scrittori, cantanti, artisti, scienziati.
Abbiamo avuto le nostre invasioni e siamo stati colonizzatori, abbiamo importato ed esportato cultura e cattive abitudini, ed ogni francese o inglese o portoghese vi dirà che si, hanno avuto le colonie, ma loro si comportavano meglio degli inglesi, dei francesi, dei portoghesi o degli italiani.
Diciamo che bisognerebbe chiederlo alle popolazioni colonizzate, no?
Io, cosa sia questa Patria, non l'ho capito ancora, e più aumenta la globalizzazione meno lo capisco.
Indosso vestiti confezionati in Romania, ma con il marchio Made in Italy, guido una automobile costruita da una azienda con sede legale a Torino, ma i cui pezzi arrivano direttamente dalla Polonia, e l'elettronica è fatta di componenti made in Taiwan.
La banca dove ho il conto corrente ha la Direzione Centrale a Roma, ma possiede capitale di almeno altre 6 banche sparse per il mondo.
Il cibo che mangio viene dai dintorni della mia città, quello fresco almeno, ma posso comprare pomodori spagnoli o pompelmi israeliani.
Mangio la pizza fatta da un pizzaiolo egiziano, o il kebab in un negozio gestito da napoletani (ottimi entrambi, pizza e kebab).
Per trovare la Patria nel cibo devo andare ad un centinaio di chilometri e cercare qualche piccolo produttore e ristoratore che utilizza la tradizione per vendere i propri prodotti (buoni, ma carissimi, ma buoni eh).
Vogliamo fare un dibattito per sapere se Napoleone era migliore di Cesare Augusto? O se Renoir è meglio di Caravaggio?
Si può dire: e quei soldati che sono morti per difendere il suolo patrio, te li scordi quelli?
Se non ci fosse stata una Patria, magari non sarebbero morti.
Qualcuno gli ha detto che di qua delle montagne è la nostra patria, e di là è la Patria di qualcun altro, così dobbiamo difendere questo lato della montagna, o questo lato del fiume.
Due lati fondamentalmente identici, per di più, dove si parla praticamente la stessa lingua e si semina e si raccoglie negli stessi periodi.
Ecco, una lingua diversa?
Ma perchè, un Padano ed un Siciliano parlano la stessa lingua? hanno le stesse tradizioni? hanno gli stessi eroi nella loro storia?
O un Toscano ed un Umbro, è la stessa cosa, e oltretutto sono pure più vicini.
Dunque, cosa è la Patria?

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permalink | inviato da Roland il 28/9/2009 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
La Contessa di Bertinoro
2 giugno 2008
Le strade attorno a Piazza Bologna, a Roma, portano nomi di personaggi storici più o meno noti.
Abbiamo così via della Lega Lombarda, alleati del Papa nella guerra contro Federico Barbarossa, via del Carroccio, Via Berengario, via Giovanni da Procida.
Una piccola stradina, che scendendo verso la stazione Tiburtina si apre a destra di via Lorenzo il Magnifico, è intitolata alla Contessa di Bertinoro.
In questa quieta strada sorgono non più di tre palazzi per lato, alti al massimo cinque piani, con un piccolo fossato a dividerli dalla strada. Cancelli di metallo dipinto di verde proteggono le scale che, scavalcando il fossato, conducono ai portoni di ingresso.
La targa che indica il nome della strada riporta un epitaffio biografico, indicando che la nobildonna aiutò Ancona a resistere all'assedio del 1172.
Stiamo perciò parlando di avvenimenti di oltre novecento anni fa.
In quel periodo la lotta per la supremazia in Italia, contendendosi le spoglie dell'Impero Romano, vedeva in campo Federico Barbarossa da un lato, e la Chiesa dall'altro nelle vesti del suo papa, Alessandro III. Era un periodo di papi e di antipapi, di arcivescovi fedeli all'imperatore e nobili fedeli alla chiesa, mentre nel frattempo l'Imperatore d'Oriente tentava in tutti i modi di penetrare in Italia.
Le guerre e gli assedi delle città erano ormai cronaca quotidiana, e ben pochi furono i periodi di pace. La città di Alessandria fu fondata in questo periodo per spezzare l'avanzata delle armate del Barbarossa; in pochi anni, artefice anche la benedizione papale a cui la città fu intitolata, la popolazione poteva contare su quindicimila soldati.
Tra le lotte per il potere assoluto, quindi tra papi ed imperatori, si inserivano naturalmente le lotte per il potere locale, tra le famiglie di nobili e gli arcivescovadi.
All'alba di un giorno di aprile del 1173 quaranta galere veneziane bloccavano ad Ancona la via del mare, mentre nelle campagne l'arcivescovo scomunicato Cristiano di Magonza poneva le basi per un assedio che doveva durare oltre due anni. Durante il giorno attacchi tesi a logorare la resistenza degli anconetani provenivano dal mare e da terra, la notte piccoli attacchi di guerriglia servivano a rompere il riposo dei difensori della città.
Da tempo le scorte di cibo erano state razionate, ed il poco latte che veniva ancora prodotto doveva servire non più solo per i neonati, ma anche per rifocillare i cittadini che difendevano le mura. Una eroina di quell'assedio fu Stamira, un altro nome a cui è stata intitolata una strada di questa zona.
Durante una battaglia per impadronirsi della città, gli anconetani riuscirono a ricacciare in mare le truppe già sbarcate, mentre contemporaneamente da parte di terra altri cittadini riuscirono a gettare sulle macchine da guerra di Cristiano di Magonza legna intrisa di pece e resina. Le frecce scagliate dai soldati imperiali, però, impedirono agli anconetani di gettare su questa legna delle torce per poter appiccare il fuoco.
Solo una donna, Stamira, senza preoccuparsi delle frecce, riuscì nell'intento, portando due torce con se sotto i proiettili nemici, e dando fuoco alle torri di attacco. Grazie a questa battaglia furono portati all'interno delle mura della città numerosi cavalli che furono ben presto trasformati in bistecche e salciccie, dando nuova vitalità ai cittadini.
Un'altra figura importante dell'assedio di Ancona fu Altruda Frangipane, Contessa di Bertinoro, che inviò a dar man forte agli anconetani i propri soldati ed i militi di Ferrara che arrivarono in tempo per distruggere completamente le torri di legno dell'esercito imperiale. Questo aiuto fu decisivo per spezzare l'assedio e costringere così le truppe di Cristiano di Magonza alla ritirata sotto i colpi di Guglielmo Marcheselli, comandante delle truppe della Contessa.
Ed è proprio a lei che questa stradina, lunga forse cento, centocinquanta metri, è stata dedicata, a collegare via Lorenzo il Magnifico e via Eleonora d'Arborea, due personaggi distanti circa mezzo secolo tra loro e quasi trecento dai fatti raccontati, il primo noto come illuminato signore di Firenze e mecenate delle arti, la seconda ultima regina della Sardegna indipendente.


L'immagine fa parte della Galleria 'Cavalli' di Franco Anselmi
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