.
Annunci online

LaLottaDegliDei
Contro la stupidità umana, non vi aspettate aiuto da me
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


Il mio primo blog

La mia libreria

Sul mio comodino, ora c'è

More about Memorie di un rivoluzionario

Epitaffio:
Contro la stupidità umana
anche gli dei lottano invano

F. Schiller



Sezione Banner

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


Questo blog non è un quotidiano, nè una rivista.
Non ha un aggiornamento fisso, quindi non si possono applicare
le norme relative alla stampa.
Dove possibile è sempre citata la fonte delle immagini, foto o disegniche compaiono nel blog.I commenti stupidi e le gratuite pubblicità verranno eliminati dal titolare del blog il prima possibile o comunque non appena ne verrà a conoscenza.
Licenze


Tutti i testi di questo blog sono pubblicati sotto una Licenza Creative Common



tempo addietro
16 settembre 2008
La fantascienza è piena di storie che raccontano di persone che possono vedere nel futuro, e questo fa capitare diverse cose, non belle spesso.

Per tutti pensate a Minority Report di Philip K. Dick. Ma cosa succederebbe se invece potessimo vedere cinque minuti nel passato?

Cinque minuti, non di più, guardare un oggetto o una persona, e sapere come erano cinque minuti prima. Magari vedremmo il vaso di fiori sempre al suo posto, segno che vostra moglie, o vostro marito, l'acqua non l'hanno proprio cambiata.

O il barattolo di marmellata leggermente spostato, e quindi vostro figlio, o vostro marito, non hanno detto la verità sulla loro merenda.

Piuttosto facile, questo, anche senza poteri di visioni del passato.
Ma pensateci bene.

Telefonate a qualcuno per fare gli auguri di Natale, e vi sentite rispondere che guarda quale combinazione, proprio cinque minuti fa stavo proprio dicendo a mia moglie....mentre invece cinque minuti prima stavano litigando, o guardando una partita alla tv.
Oppure incontrate un vostro vecchio alunno, bravissimo a scuola soprattutto in matematica, e lui vi dice che si è iscritto all'università e all'ultimo esame ha preso trenta.
Ma voi sapete che cinque minuti prima stava parlando in un bar, dicendo che dopotutto il diploma era stato una perdita di tempo, visto che c'erano tanti portafogli incustoditi nelle tasche della gente.
Quando qualcuno vi parla, chiunque, voi conoscereste in modo esatto le sue azioni, con chi stava telefonando prima di ricevervi nello studio, o perchè il dentista vi ha fatto aspettare tanto tempo anche se non c'era nessuno, in studio, tranne l'infermiera.

In ufficio il direttore vi chiama per affidarvi un incarico piuttosto importante, ma voi sapete esattamente quale fregatura vi stiano dando.
O ancora vostro marito che vi telefona dicendo che si deve fermare per una riunione importante, senza sapere che voi conoscete perfettamente nome, cognome, e numero di telefono della riunione bionda  a cui ha telefonato cinque, solo cinque minuti prima.

O sapreste chi ha rigato la vostra auto quando l'avete parcheggiata in doppia fila per andare a prendere il ragazzino a scuola.

O sapreste esattamente quando si è addormentata vostra moglie mentre stavate facendo l'amore.

Ma questo non è ancora abbastanza brutto.

Potreste essere l'unica persona al mondo a non avere questa capacità.

Pensate che allora sarebbe abbastanza brutto?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fantascienza racconti passato

permalink | inviato da Icekent il 16/9/2008 alle 11:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SCIENZA
Scienziati
11 settembre 2008
- Visto che non c'era da preoccuparsi? -
spuff.....
- Già, avevi ragione. Ehy, dove sei sparito? -
spuff....


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. lhc

permalink | inviato da Icekent il 11/9/2008 alle 0:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
Stop and Go
7 agosto 2008


“Guarda quello lì”, dissi a Joey indicando un grosso nero seduto in fondo al vagone.
Joey lo guardò, muovendo solo un poco gli occhi senza alzare troppo la testa dal libro che aveva tra le mani, poi scrollò le spalle e se ne tornò a leggere.
Il nero si era tolto un sandalo ed aveva poggiato il piede sul sedile vuoto di fianco a lui. Stava lì tranquillo, con il suo piede appoggiato al sedile dello stesso colore grigio e l'altro a terra, un braccio allungato sullo schienale di plastica grigia e l'altro a mantenere in equilibrio una tavola di legno coperta con un telo, una tavola lunga e larga, di quelle che servono per mettere su i banchi dei mercatini di cianfrusaglie. Una donna con il fazzoletto in testa seduta a metà della carrozza guardò verso il nero e poi guardò me, come a dire: “ehy, visto quel tipo?”
Mi misi a guardare fuori dal finestrino di fronte a me, stavamo passando per un tratto dove la metropolitana correva all'aria aperta, e vedevo il retro delle case e vecchi magazzini con i vetri rotti. Dalla strada non li avevo mai visti, come erano fatti dietro.
Sui muri della massicciata che costeggiava i binari qualcuno aveva fatto un bel lavoro con la bomboletta, graffiti e scritte colorate con sigle artistiche come Glaxk o Rumy e altre del genere. Era un tratto dove la metropolitana andava lenta.
Diedi di gomito a Joey : “E quando arriviamo al cantiere cosa gli diciamo a Fergusson?”
“E cosa vorresti dirgli? Che i soldi sono finiti e che a fine mese possono andare tutti a casa”, mi rispose.
“I ragazzi non la prenderanno bene” aggiunsi io.
 “No, non la prenderanno molto bene” mi rispose Joey.
Continuai a guardare di fuori pensando ai lavori che dovevamo interrompere per mancanza di soldi, e che non sapevamo quando sarebbero ripresi.
“Credi che gli operai già se la pensavano, una cosa del genere?” chiesi ancora a Joey
“Se non sono fessi, penso proprio di si. Nelle ultime due settimane ho rifiutato la richiesta di sostituzione di un martello pneumatico e gli ho detto di staccare il lavoro alle 4 del pomeriggio invece che alle cinque, così da risparmiare un'ora di corrente al giorno”
“Non la sapevo questa cosa, della corrente intendo.” risposi, e dopo un po' aggiunsi: “E loro cosa hanno detto?”
“Niente, gli ho detto che continuavo a pagarli fino alle cinque anche se lavoravano fino alle quattro, quindi a loro non interessava.”
“Però avranno capito qualcosa” dissi io.
“Tu che ne dici?” rispose con una smorfia Joey guardandomi da sopra gli occhiali.
“Noi due che faremo, Joey?” gli domandai.
”Che intendi dire?”
”Alla fine, cosa faremo” ripetei.
”Quello che fanno tutti, ci troveremo un altro cantiere, sperando che i soldi non finiscano a metà.”
Per tutto il tempo che avevamo parlato, Joey aveva tenuto il libro chiuso con l'indice in mezzo per tenere il segno di dove era arrivato a leggere. Mise un foglietto tra le pagine del libro e lo infilò nella borsa, poi continuò:
”Faremo quello che c'è da fare, lo abbiamo già fatto, andremo in giro e ci troveremo qualche altro bel lavoro, no?

Sul sedile di fronte a quello della donna sedeva un uomo ben vestito, giacca cravatta ed uno zainetto blu, che ad un tratto sbadigliò rumorosamente, fece uno di quegli sbadigli da ubriaco con la bocca spalancata sulle otturazioni e la lingua bianca patinosa.
Poco prima della fermata l'uomo si diresse verso la porta della carrozza e mentre era lì in piedi si diede una bella grattata in mezzo alle gambe, lo zainetto su una spalla e l'altra mano a tenersi al sostegno vicino alla porta. Mentre scendeva dalla vettura guardai la signora con il fazzoletto, ma lei si era addormentata leggendo una rivista, ed il fazzoletto le era sceso completamente sugli occhi.
Joey continuava a leggere il suo libro, e alla fermata successiva scendemmo anche noi due.
Il tizio di colore si era rimesso il sandalo e si stava alzando, e guardò me e Joey mentre il treno si allontanava.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. racconti metropolitana

permalink | inviato da Icekent il 7/8/2008 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Vino antico
26 maggio 2008
Melindo camminava sempre come se fosse su un cornicione poco più largo di una spanna. Metteva attentamente un piede davanti all'altro tenendosi in equilibrio allargando leggermente le braccia e guardando in basso dove posava i propri passi.
Melindo aveva cinquantaquattro anni ed una moto Gilera color panna, tenuta insieme con dello spago per pacchi, quando arrivava al tornante avevi sempre l'impressione che si sarebbe ritrovato addosso al pioppo che indicava la strada per la Contrada Vecchia, o sarebbe ruzzolato giù per la scarpata per finire nel fiume che scorreva lì sotto. Per lui che amava tanto il vino, morire nell'acqua sarebbe stata la beffa peggiore.
Melindo lo chiamavamo tutti il Toni Postin, perchè da giovane aveva lavorato alle Poste fino a quando in qualche modo era stato messo in pensione per motivi di salute.
Melindo era sempre ubriaco, anche quando stava qualche giorno senza bere perchè veniva ricoverato in ospedale da Don Dino, il parroco del paese.
Melindo aveva un berretto da aviatore di quelli della I guerra mondiale, con le coperture per le orecchie che arrivavano fin sotto ed un paio di occhiali grandi grandi, che si infilava quando montava sulla sua Gilera e andava al Rifugio Guardia 1500 per il suo primo bicchiere della giornata.
Melindo un pomeriggio è rimasto al bar insieme a noi mentre si giocava a bocce, la solita squadra del Tarcisio contro la solita squadra del Mario Barbiere e ad ogni tiro era un bicchiere di vino. Il Mario non era barbiere, ma il padre si. Alla fine della partita, dietro le tavole di legno che delimitavano il campo di gioco, c'erano otto bottiglie vuote, sei di birra e due di vino. Noi bevevamo solo birra, quando si giocava, e lui Breganze o Marzemino, ma non quelli di marca, quelli non aveva i soldi. Si beveva il vino che davano al bar, fatto chissà dove e chissà come, ma lui diceva sempre che quello era Breganze, oppure Marzemino.. Il giorno che riscuoteva la pensione si concedeva del Pinot Grigio che andava a comprare dal Roberto Fornaio, e faceva vedere a tutti la sua bottiglia con l'etichetta che recava la scritta: Pinot Grigio.
Melindo non lo sapeva nessuno come viveva, in quella casa fuori dell'ultima contrada, sulla strada per andare a Trento, perchè nessuno lo andava mai a trovare. Dicevano che una volta aveva preso moglie, ed aveva pure una figlia, ma che poi lei era fuggita con uno di Verona, uno che vendeva mobili, e lo aveva lasciato lì da solo e lui aveva cominciato a bere, che prima era quasi astemio.
Melindo una sera lo abbiamo ritrovato addosso al pioppo con la moto a terra e ci siamo spaventati, ma poi ci siamo resi conto che era solo ubriaco e si era addormentato appoggiato all'albero mentre pisciava, così gli abbiamo messo su una coperta e l'abbiamo lasciato lì. Il Giampaolo era già andato a chiamare il dottore, mentre noi si stava lì a fumare e scherzare tra di noi.
Melindo è stato una settimana in ospedale perchè il parroco ha chiesto e pregato e minacciato il primario di tenerlo dentro e fargli tutti i controlli del caso.
Melindo è tornato a casa sua con l'ambulanza e sembrava un altro, ben vestito e sbarbato, e con un profumo che finalmente non era nè Breganze nè Marzemino, ma acqua di colonia.
Melindo l'ha ritrovato dopo qualche giorno una signora che gli andava a fare le pulizie pagata dalla chiesa, ed era morto lì sul suo letto ed una bottiglia di vino appoggiata con cura a terra, che piuttosto di spanderne un goccio meglio berne un pozzo, stappata da poco, ed il gatto che miagolava per la fame.
Melindo al suo funerale lo accompagnammo noi sei o sette ragazzotti della contrada che si giocava a bocce e si andava a donne e gli si pagava sempre un giro al Toni Postin, ed in chiesa Don Dino disse poche parole. Poi pian piano ci siamo incamminati al cimitero, e quando l'hanno messo sotto terra ci è venuto a tutti il groppo in gola. Finita la funzione ci siamo dispersi per il cimitero, ognuno a raccontare quel che era successo ai propri cari, nonni, genitori, zii, fratelli, e dirgli sai nonno, mamma, Mario, è morto anche il Toni Postin, con quello che si beveva è un miracolo che era arrivato a cinquantaquattro anni.
Al bar ci siamo ritrovati la sera, ed abbiamo bevuto una bottiglia di Breganze alla sua salute.
Ce ne siamo fatti portare una di quello buono, che Melindo non se l'era mai potuta permettere una bottiglia così.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. racconti melindo breganze marzemino contrada

permalink | inviato da Icekent il 26/5/2008 alle 1:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto