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CULTURA
Stati Uniti ed Europa
12 ottobre 2009
Dunque, a Barak Obama è stato assegnato il Nobel per la Pace.
Un motivo da qualche parte ci sarà, probabilmente per far dimenticare lo smacco di aver perso le Olimpiadi al posto del Brasile, o forse per aiutarlo nella sua difficile campagna interna di riforma sanitaria.
Barak Obama è stato necessario, e lo è tuttora naturalmente, per aver avviato il grande intervento pubblico teso al salvataggio di banche ed industrie.
Gli stati non forniscono soldi a caso, ma per operazioni ben mirate, gli stati non sono opere di beneficenza, ma sono un necessario portafoglio per le grandi industrie e le grandi banche.

Agli inizi del Novecento si assiste ad una massiccia introduzione di capitali pubblici nelle attività economiche dei paesi europei. La I Guerra Mondiale era una ripartizione dei poteri nell'Europa che usciva da un sistema economico bloccato, autarchico, un sistema economico che le industrie che allora si stavano sviluppando non gradivano.
Erano da pochi anni terminate guerre nazionali ed europee, come i moti rivoluzionari in Spagna ed Italia, e soprattutto la guerra Franco-Prussiana degli anni '70 del 1800, segnali cioè di rimescolamento di poteri causati dalla caduta degli antichi regimi.
L'intervento delle finanze pubbliche era quindi necessario per rimpinguare le borse dei grandi gruppi economici, che avrebbero così potuto fare investimenti facendo pagare i costi alla comunità; tra parentesi, gli stessi grandi industriali che si sarebbero sgolati, nel 15-18 e poi nel 40-45, ad affermare la superiorità della propria nazione e cingersi il capo con le bandiere nazionali, al grido di Viva l'Italia, o la Germania, o la Francia, o altro.
Si assisteva quindi ad una forte mobilitazione militare, con conseguente rifornimento continuo di materiali e prodotti bellici. Per questi investimenti sono necessari soldi, che gli stati dirigono così verso le banche.
Gli Stati Uniti utilizzeranno il loro potere finanziario per foraggiare con prestiti ingenti i sistemi di Gran Bretagna, Francia ed Italia, che così riusciranno ad emergere vittoriosi contro Germania, Austria e Russia.
In questo modo gli USA diventeranno i creditori dell'Europa, senza troppe distinzioni tra vincitori e perdenti, riuscendo per questo motivo a condizionare le scelte politiche europee.
Il debito europeo, e la smodatezza del creditore americano, dopo soli dieci anni dalla fine della guerra porteranno alla crisi del 1929: l'Europa non ha la possibilità di pagare tutti i debiti e Wall Street crolla miseramente sotto il peso di un credito che non potrà mai esigere.
Ancora una volta, sono gli stati che devono intervenire, aumentando naturalmente il debito pubblico, per iniettare liquidità nelle casse di banche e società finanziarie, finanziando un nuovo ciclo di investimento legato allo sforzo bellico degli anni Quaranta, che produrrà di nuovo una guerra mondiale.

6 agosto 1945
6 agosto 2008
Il mattino del 6 agosto 1945 alle ore 8.15 un bombardiere B-29 Superfortress sganciò su Hiroshima una bomba atomica.
Il nome dell'aereo era Enola Gay, dal nome della madre del pilota Paul Tibbets.
L'esplosiione avvenne a circa 600 metri da terra, e morirono tra le 70mila e 80mila persone.
Negli anni successivi si sono stimate oltre centomila vittime da radiazione; nel 2002 risultavano ancora oltre 200mila persone con sintomi da radiazione.
La bomba atomica sganciata su Hiroshima fu la seconda di questo tipo fatta esplodere sulla Terra; la prima esplosione, il Trinity Test,  avvenne il 16 luglio del 1945 nel deserto di Alamogordo, in New Mexico, dove era stata creata la grande base del Progetto Manhattan che portò alla costruzione della bomba.
La bomba atomica, o bomba A, prevede l'utilizzo di Uranio235 o Plutonio239 (come la bomba di Nagasaki).
Il nucleo di un atomo con massa atomica superiore a 230 può essere diviso in due nuclei più leggeri tramite il bombardamento con neutroni liberi.
  Questi neutroni vengono catturati dal nucleo di Uranio (o Plutonio) creando un nucleo instabile; questo significa che l'energia del sistema non è in grado di mantenere unita la materia del nuovo nucleo, che quindi si divide in due nuclei leggeri entro
un millesimo di miliardesimo di secondo.
Questa rottura, o fissione, libera da due a tre neutroni, che possono quindi essere usati per continuare il processo di fissione di altri nuclei, ma soprattutto libera una quantità di energia pari all'1% circa della massa (ricordate, E=mc2? ecco, è proprio quella lì).
Affinchè avvenga una esplosione è però necessario che sia raggiunta una massa critica, ossia un certo quantitativo di materiale fissile che, insieme, possa generare abbastanza energia da creare una esplosione.
L'energia viene liberata sotto forma di fotoni (le particelle senza massa che compongono anche la normale luce visibile, le onde elettromagnetiche che ci fanno vedere TV e radio, i raggi X) ad alta energia, ossia raggi gamma.
Inoltre i frammenti degli atomi di uranio (i due nuclei leggeri che si sono formati in seguito alla fissione) sono isotopi instabili, ossia elementi che possiedono un numero di neutroni maggiore del normale e quindi tendono a perderlo, emettendo  particelle alfa (ossia nuclei di elio), particelle beta (elettroni ad alta energia) e neutrini in modo che i neutroni in eccessi si trasformino in protoni.
Il tempo di decadimento del Cesio137 è di 31 anni, del Kripto85 è 11 anni, tempi quindi confrontabili con la vita di un essere umano e dei suoi figli.
Il principio su cui opera la bomba atomica è identico a quanto avviene nelle centrali nucleari a fissione, e per mantenere sotto controllo la massa di materiale fissile (uranio) nel reattore si utilizzano delle barre di piombo che vengono inserite al suo interno per assorbire i neutroni emessi.


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permalink | inviato da Icekent il 6/8/2008 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
La Contessa di Bertinoro
2 giugno 2008
Le strade attorno a Piazza Bologna, a Roma, portano nomi di personaggi storici più o meno noti.
Abbiamo così via della Lega Lombarda, alleati del Papa nella guerra contro Federico Barbarossa, via del Carroccio, Via Berengario, via Giovanni da Procida.
Una piccola stradina, che scendendo verso la stazione Tiburtina si apre a destra di via Lorenzo il Magnifico, è intitolata alla Contessa di Bertinoro.
In questa quieta strada sorgono non più di tre palazzi per lato, alti al massimo cinque piani, con un piccolo fossato a dividerli dalla strada. Cancelli di metallo dipinto di verde proteggono le scale che, scavalcando il fossato, conducono ai portoni di ingresso.
La targa che indica il nome della strada riporta un epitaffio biografico, indicando che la nobildonna aiutò Ancona a resistere all'assedio del 1172.
Stiamo perciò parlando di avvenimenti di oltre novecento anni fa.
In quel periodo la lotta per la supremazia in Italia, contendendosi le spoglie dell'Impero Romano, vedeva in campo Federico Barbarossa da un lato, e la Chiesa dall'altro nelle vesti del suo papa, Alessandro III. Era un periodo di papi e di antipapi, di arcivescovi fedeli all'imperatore e nobili fedeli alla chiesa, mentre nel frattempo l'Imperatore d'Oriente tentava in tutti i modi di penetrare in Italia.
Le guerre e gli assedi delle città erano ormai cronaca quotidiana, e ben pochi furono i periodi di pace. La città di Alessandria fu fondata in questo periodo per spezzare l'avanzata delle armate del Barbarossa; in pochi anni, artefice anche la benedizione papale a cui la città fu intitolata, la popolazione poteva contare su quindicimila soldati.
Tra le lotte per il potere assoluto, quindi tra papi ed imperatori, si inserivano naturalmente le lotte per il potere locale, tra le famiglie di nobili e gli arcivescovadi.
All'alba di un giorno di aprile del 1173 quaranta galere veneziane bloccavano ad Ancona la via del mare, mentre nelle campagne l'arcivescovo scomunicato Cristiano di Magonza poneva le basi per un assedio che doveva durare oltre due anni. Durante il giorno attacchi tesi a logorare la resistenza degli anconetani provenivano dal mare e da terra, la notte piccoli attacchi di guerriglia servivano a rompere il riposo dei difensori della città.
Da tempo le scorte di cibo erano state razionate, ed il poco latte che veniva ancora prodotto doveva servire non più solo per i neonati, ma anche per rifocillare i cittadini che difendevano le mura. Una eroina di quell'assedio fu Stamira, un altro nome a cui è stata intitolata una strada di questa zona.
Durante una battaglia per impadronirsi della città, gli anconetani riuscirono a ricacciare in mare le truppe già sbarcate, mentre contemporaneamente da parte di terra altri cittadini riuscirono a gettare sulle macchine da guerra di Cristiano di Magonza legna intrisa di pece e resina. Le frecce scagliate dai soldati imperiali, però, impedirono agli anconetani di gettare su questa legna delle torce per poter appiccare il fuoco.
Solo una donna, Stamira, senza preoccuparsi delle frecce, riuscì nell'intento, portando due torce con se sotto i proiettili nemici, e dando fuoco alle torri di attacco. Grazie a questa battaglia furono portati all'interno delle mura della città numerosi cavalli che furono ben presto trasformati in bistecche e salciccie, dando nuova vitalità ai cittadini.
Un'altra figura importante dell'assedio di Ancona fu Altruda Frangipane, Contessa di Bertinoro, che inviò a dar man forte agli anconetani i propri soldati ed i militi di Ferrara che arrivarono in tempo per distruggere completamente le torri di legno dell'esercito imperiale. Questo aiuto fu decisivo per spezzare l'assedio e costringere così le truppe di Cristiano di Magonza alla ritirata sotto i colpi di Guglielmo Marcheselli, comandante delle truppe della Contessa.
Ed è proprio a lei che questa stradina, lunga forse cento, centocinquanta metri, è stata dedicata, a collegare via Lorenzo il Magnifico e via Eleonora d'Arborea, due personaggi distanti circa mezzo secolo tra loro e quasi trecento dai fatti raccontati, il primo noto come illuminato signore di Firenze e mecenate delle arti, la seconda ultima regina della Sardegna indipendente.


L'immagine fa parte della Galleria 'Cavalli' di Franco Anselmi
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