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Vienna #2
31 agosto 2008
La città possiede dei posti molto belli, maestosi soprattutto, la Stephan Platz con il duomo che la domina fa veramente effetto, e le guglie della VotivKirche sono imponenti. Una architettura tra il neogotico ed il neoromanico che fa veramente molto effetto.
Ed anche i vicoli lì attorno, come la galleria di cui parlavo nel post di ieri, la piazza con la statua di Gutemberg, il neoclassico Parlamento o i giardini dello Schombrunn.
Quando sono arrivato nel Quartiere dei Musei mi sono rinfrancato un po', visto che temevo di vedere solo antiche dimore di imperatori e nobili dell'impero austro ungarico.
Il Museum Quartier è una piccola chicca moderna in una città forse troppo attaccata al proprio passato, ed in questo ricorda Roma che però non mostra segni di vitalità da parecchi anni.
Proprio di fronte si innalzano due palazzi in verità magnifici e ben tenuti, il Museo delle Belle Arti ed il gemello Museo di Storia Naturale, divisi da un bel parco con la statua di Maria Teresa d'Austria.
Già solo i palazzi meritano una bella visita, se poi si vuole visitare uno dei musei bisognerà prepararsi ad una giornata in giro per le loro sale. Io li ho visti solamente da fuori, fermandomi sulle scalinate di pietra e marmo per riposarmi dopo una lunga camminata per l'Hofburg, il quartiere del palazzo imperiale proprio lì accanto.
Quando si entra nel quartiere dei musei si rimane affascinati dai due cubi, il bianco Leopold Museum ed il nero Museo d'Arte Moderna, ma tutto il complesso mi ha affascinato.
Trovare qualcosa del genere, di proiettato verso il futuro, di ricerca di forme e di materiali, in una città che io conoscevo solo per la Sacher Torte e la principessa Sissi mi ha veramente stupito ed in parte amareggiato nel confronto con la mia città.
Qui a Roma, come dicevo qualche riga prima, sembra che non si possa fare niente di nuovo e moderno, e di quel poco che c'è, come la copertura dell'Ara Coeli ed il progetto della Nuvola ad opera di Fuksas, se ne parla quasi esclusivamente a scopi politici contro l'una o l'altra delle parti politiche in Campidoglio.
In un altro post parlerò del mio giorno di Ferragosto, la mattina alla Quadriennale di Arte Contemporanea e la sera a Castel Sant'Angelo, con fantastiche terrazze rese vive da un ristorante, un gruppo che suonava pizzica, e molti piccoli negozi di artigianato.
Il tutto pubblicizzato molto male, senza un simbolo riconoscibile, senza servizi nei telegiornali.
Come sempre, qui il mio foto album di Vienna aggiornato con altre foto.


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permalink | inviato da Icekent il 31/8/2008 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diari di viaggio
Brevi da Vienna
30 agosto 2008
Si ricomincia, dopo qualche giorno di pausa per ambientarmi nuovamente alla normale vita, che ricomincerà quasi del tutto il primo di settembre, con il mio rientro al lavoro, e poi a metà mese quando ricominceranno le scuole e le palestre dei figli.
Bene, altrimenti come potremmo stancarci per aspettare trepidanti le prossime vacanze?
Da questo post in poi cercherò di raccontarvi la mia settimana tra Vienna e Budapest, le persone incontrate durante il viaggio, monumenti e strade.
Sono partito mercoledì 20 agosto, alle 5 di mattina il taxi era già in attesa per portarci a Fiumicino, dove alle 7.15 un aereo ci avrebbe portato all'aereoporto Flughafen di Vienna, facendoci atterrare in orario alle 8.40.
Un'attesa di nemmeno dieci minuti per i bagagli ed un taxi ci porta in albergo, a circa duecento metri dalla JohannStraße.
Si fa il check-in, si sale nelle camere e si disfano i bagagli. L'albergo fa una buona impressione, la reception è spartana ma le camere, e come vedremo la mattina successiva anche la colazione, sono ottime, mobilia nuova e ben pulite. Unica pecca, danno sulla strada dove passa anche il tram, che però termina le sue corse intorno alle undici e mezzo.
Disfatti i bagagli si esce a vedere la città, cercando di rendersi conto un po' della sua geografia e dei trasporti.
Vicino all'albergo una chiesa, la parrocchia di St Leopold, ci fa subito capire di essere in Austria con la sua forma, il suo campanile ed i suoi colori.
Entriamo in metropolitana e subito la prima decisione: che biglietti fare? Il distributore automatico ci fornisce tutte le indicazioni, e decidiamo di fare un biglietto giornaliero da otto, che può essere usato anche da due persone per quattro giorni, o da otto persone per un giorno. Visto che Federico ha meno di quattordici anni, ci basterà per due giorni interi e per il terzo giorno basterà comprare un solo biglietto in più.
Quindi, via in metropolitana, prima fermata StephanDom, il duomo di Santo Stefano.
Il duomo è molto bello, peccato che le impalcature dei lavori di ristrutturazione non ci consentano di ammirarlo per intero.
Appena messo piede nella piazza veniamo abbordati da un giovanotto in perfetto abito settecentesco, giacca di velluto con alamari dorati, pantaloni attillati, stivali, gli mancava solo il parruccone; voleva venderci i biglietti per il concerto che si sarebbe tenuto l'indomani sera, con brani di Mozart e Strauss.
Quando però l'ho fermato per chiedergli se conoscesse un buon ristorante dove mangiare (era passato mezzogiorno, ed avevamo fatto colazione a Fiumicino alle 6 del mattino...) mi ha guardato deluso ma ci ha consigliato di andare da Figlmuller, famoso per le sue cotolette viennesi.
Che, devo dire, sono buone, ma alla fine sono cotolette....
Il posto però è molto bello, in particolare è simpatica la strada che si percorre, da dietro StephanPlatze, una galleria che viaggia lunga lunga tra i palazzi, con delle piccole piazze che si aprono per dar sfogo di luce e piccoli negozi che vendono cartoline, gadget viennesi e le immancabili palle di Mozart. Ci sono però anche un paio di negozi con libri antichi e qualche antiquario.
E dopo la cotoletta, prima che ci raggiungesse il sonno per strada, favorito anche dall'abbondante birra, si torna in albergo per un ricco riposo pomeridiano.

A chi interessasse, qui pian piano inserirò alcune foto.

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permalink | inviato da Icekent il 30/8/2008 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Fuori!
19 agosto 2008


Per una decina di giorni questo blog non riceverà aggiornamenti, si va un po' fuori dai lidi natali.
Ci si rilegge al ritorno, un saluto a tutti coloro che passeranno da qui.
bye bye

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permalink | inviato da Icekent il 19/8/2008 alle 22:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Futuro, no grazie.
18 agosto 2008
La voglia di Ordine e Disciplina che gli italiani hanno sempre avuto è stata notata con ironia da alcuni quotidiani inglesi.
I sindaci di alcune città grandi e piccole si sono divertiti ad emettere ordinanze di divieto per questo e per quell'altro, spesso rendendosi ridicoli.
Dopo la finanza creativa, ora abbiamo la sicurezza creativa. Gli esponenti della Lega Nord sicuramente da ragazzi eran tutti teste calde, la fantasia al potere insomma.
Una riprova in più della pericolosità della grappa contapposta alla marijuana.
Al di là dei singoli provvedimenti, occorre però cercare di capire da dove provenga una tale ondata di perbenismo e voglia di rispetto delle regole.
In Italia siamo sempre più o meno stati refrattari alle regole.
Sono le angherie di chi, amico di quello o di quell'altro, o semplicemente perché male educato, è convinto che il proprio bene sia da favorire rispetto al bene comune.
Ma questo tipo di pensiero è perfettamente normale, e basti vedere gli abitanti di altri stati quando vengono in Italia, come gli inglesi che non si sognerebbero mai di gettare a terra una cartaccia a casa loro, o i tedeschi a mettere i piedi a bagno nella fontana di piazza Navona.
E questo perché non sono diverse le persone, ma è diverso il concetto di stato che hanno in altri paesi.
Compito di uno Stato dovrebbe, tra gli altri, essere anche di stabilire delle regole e farle rispettare, educando quindi al rispetto delle stesse.
Alcuni divieti possono essere giusti, altri sbagliati, altri semplicemente ridicoli.
Bene, rientra nella normale intelligenza e nel pensiero di quegli amministratori pubblici, eletti da chi probabilmente vede sempre più paura nel futuro e nella novità invece che speranza.
Sicuramente non riusciamo a vederlo, il futuro, evitando di compiere quelle normali attività di manutenzione, di pulizia, di funzionamento, degli elementi che compongono la cosa pubblica, treni, ospedali, scuole, strade.
E' un paese per vecchi, ecco tutto, governati da vecchi, che la domenica diamo ascolto a vecchi, e che compriamo i SUV per sentirci giovani, o la suoneria del gattino sul cellulare.
E' qualunquismo, si dirà, i problemi sono ben altri.
Ed è vero, ci sono problemi più grandi, dal rischio di recessione, l'inflazione che aumenta, gli stipendi che no, la ricerca, l'istruzione.
Ed è per questo che mi fanno paura questi divieti, non nati all'interno di un (seppur discutibile) piano generale, ma solo come coperta sotto cui nascondere la sporcizia.
Ma se ci fosse, la soluzione?





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permalink | inviato da Icekent il 18/8/2008 alle 23:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Divieto di educare
14 agosto 2008
Oggi vorrei commentare tre notizie, tre notiziole semplici semplici.
La prima, quella riportata da Repubblica. Due ragazze portate in questura, identificate, ed una tenuta in guardiola per una notte perché scambiate per prostitute. In Italia non siamo mai stati molto disponibili verso le nuove idee, i nuovi modi di pensare, o le nuove persone. Chi non la pensa come noi è sicuramente diverso, chi ha abitudini diverse dalle nostre non ha capito come gira il mondo, chi usa le proprie capacità per qualcosa che non siano gli affari propri è un imbecille.
E chi si siede sui gradini di una chiesa, non si porta appresso i documenti, ha un viso chiaramente non italiano, è logicamente un borseggiatore, se maschietto, una prostituta, se femminuccia. Roma è sempre più evidentemente una città provinciale, in cui l'educazione si misura dal numero di divieti ed il rispetto delle regole è dato dalla bravura delle forze dell'ordine con manganelli e pistola. Nel senso della rivoltella.
Qui si aggancia la seconda notizia, letta sul Corriere: i divieti in spiaggia e nelle piazze italiane. Non rifaccio qui l'elenco, lo potete leggere nell'articolo; dico soltanto che l'educazione non può essere insegnata a suon di divieti. Se mio figlio scende a giocare a pallone alle due del pomeriggio in estate, dovrei essere io il primo a rimproverarlo perché fa rumore in un orario dedicato, in genere, alla pennichella. Non dovrebbe riportarmelo il poliziotto tenendolo per un orecchio. Non capisco perché non posso mangiare un panino a Venezia mentre a Milano si.
Non voglio commentare i divieti, vorrei commentare il fatto che stiamo diventando siamo diventati un popolo di maleducati e poco avezzi a rispettare le regole. E l'unica risposta è quella di aumentare le regole da rispettare. Non per tutti, naturalmente, ma certo i turisti sono un bel patrimonio da spennare in estate, anche da parte dei comuni.
E dopo l'educazione veniamo alle parole del ministro dei beni culturali, il sempre vispo sandro bondi.
Che lui non capisca niente di arte moderna ci sta pure; ma a me fa paura il suo continuo rivolgersi alla spiritualità, alla bellezza, ed a quello che capisce lui..
In questi giorni di festa vorrei andare a vedere la Quadriennale di Arte Moderna qui a Roma. Di arte moderna capisco veramente poco poco, ma se non cerco di imparare qualcosa rimarrò ignorante sempre. Dovrei prendere un catalogo, naturalmente, così da capire meglio quel che vedo, o almeno informarmi sugli autori. Alcuni miei amici non comprendono per niente la musica jazz, e nemmeno le poesie giapponesi (in giapponese), o arabe (in arabo).
Diciamo un'ovvietà?
Non è che tutte le cose che non si capiscono sono brutte, è semplicemente che non si capiscono, che non abbiamo il vocabolario adatto per comprenderle. Ed un paese che si rispetti dovrebbe invogliare a comprarli, questi vocabolari, non a chiudere gli occhi.

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permalink | inviato da Icekent il 14/8/2008 alle 11:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
DIARI
Stop and Go
7 agosto 2008


“Guarda quello lì”, dissi a Joey indicando un grosso nero seduto in fondo al vagone.
Joey lo guardò, muovendo solo un poco gli occhi senza alzare troppo la testa dal libro che aveva tra le mani, poi scrollò le spalle e se ne tornò a leggere.
Il nero si era tolto un sandalo ed aveva poggiato il piede sul sedile vuoto di fianco a lui. Stava lì tranquillo, con il suo piede appoggiato al sedile dello stesso colore grigio e l'altro a terra, un braccio allungato sullo schienale di plastica grigia e l'altro a mantenere in equilibrio una tavola di legno coperta con un telo, una tavola lunga e larga, di quelle che servono per mettere su i banchi dei mercatini di cianfrusaglie. Una donna con il fazzoletto in testa seduta a metà della carrozza guardò verso il nero e poi guardò me, come a dire: “ehy, visto quel tipo?”
Mi misi a guardare fuori dal finestrino di fronte a me, stavamo passando per un tratto dove la metropolitana correva all'aria aperta, e vedevo il retro delle case e vecchi magazzini con i vetri rotti. Dalla strada non li avevo mai visti, come erano fatti dietro.
Sui muri della massicciata che costeggiava i binari qualcuno aveva fatto un bel lavoro con la bomboletta, graffiti e scritte colorate con sigle artistiche come Glaxk o Rumy e altre del genere. Era un tratto dove la metropolitana andava lenta.
Diedi di gomito a Joey : “E quando arriviamo al cantiere cosa gli diciamo a Fergusson?”
“E cosa vorresti dirgli? Che i soldi sono finiti e che a fine mese possono andare tutti a casa”, mi rispose.
“I ragazzi non la prenderanno bene” aggiunsi io.
 “No, non la prenderanno molto bene” mi rispose Joey.
Continuai a guardare di fuori pensando ai lavori che dovevamo interrompere per mancanza di soldi, e che non sapevamo quando sarebbero ripresi.
“Credi che gli operai già se la pensavano, una cosa del genere?” chiesi ancora a Joey
“Se non sono fessi, penso proprio di si. Nelle ultime due settimane ho rifiutato la richiesta di sostituzione di un martello pneumatico e gli ho detto di staccare il lavoro alle 4 del pomeriggio invece che alle cinque, così da risparmiare un'ora di corrente al giorno”
“Non la sapevo questa cosa, della corrente intendo.” risposi, e dopo un po' aggiunsi: “E loro cosa hanno detto?”
“Niente, gli ho detto che continuavo a pagarli fino alle cinque anche se lavoravano fino alle quattro, quindi a loro non interessava.”
“Però avranno capito qualcosa” dissi io.
“Tu che ne dici?” rispose con una smorfia Joey guardandomi da sopra gli occhiali.
“Noi due che faremo, Joey?” gli domandai.
”Che intendi dire?”
”Alla fine, cosa faremo” ripetei.
”Quello che fanno tutti, ci troveremo un altro cantiere, sperando che i soldi non finiscano a metà.”
Per tutto il tempo che avevamo parlato, Joey aveva tenuto il libro chiuso con l'indice in mezzo per tenere il segno di dove era arrivato a leggere. Mise un foglietto tra le pagine del libro e lo infilò nella borsa, poi continuò:
”Faremo quello che c'è da fare, lo abbiamo già fatto, andremo in giro e ci troveremo qualche altro bel lavoro, no?

Sul sedile di fronte a quello della donna sedeva un uomo ben vestito, giacca cravatta ed uno zainetto blu, che ad un tratto sbadigliò rumorosamente, fece uno di quegli sbadigli da ubriaco con la bocca spalancata sulle otturazioni e la lingua bianca patinosa.
Poco prima della fermata l'uomo si diresse verso la porta della carrozza e mentre era lì in piedi si diede una bella grattata in mezzo alle gambe, lo zainetto su una spalla e l'altra mano a tenersi al sostegno vicino alla porta. Mentre scendeva dalla vettura guardai la signora con il fazzoletto, ma lei si era addormentata leggendo una rivista, ed il fazzoletto le era sceso completamente sugli occhi.
Joey continuava a leggere il suo libro, e alla fermata successiva scendemmo anche noi due.
Il tizio di colore si era rimesso il sandalo e si stava alzando, e guardò me e Joey mentre il treno si allontanava.

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6 agosto 1945
6 agosto 2008
Il mattino del 6 agosto 1945 alle ore 8.15 un bombardiere B-29 Superfortress sganciò su Hiroshima una bomba atomica.
Il nome dell'aereo era Enola Gay, dal nome della madre del pilota Paul Tibbets.
L'esplosiione avvenne a circa 600 metri da terra, e morirono tra le 70mila e 80mila persone.
Negli anni successivi si sono stimate oltre centomila vittime da radiazione; nel 2002 risultavano ancora oltre 200mila persone con sintomi da radiazione.
La bomba atomica sganciata su Hiroshima fu la seconda di questo tipo fatta esplodere sulla Terra; la prima esplosione, il Trinity Test,  avvenne il 16 luglio del 1945 nel deserto di Alamogordo, in New Mexico, dove era stata creata la grande base del Progetto Manhattan che portò alla costruzione della bomba.
La bomba atomica, o bomba A, prevede l'utilizzo di Uranio235 o Plutonio239 (come la bomba di Nagasaki).
Il nucleo di un atomo con massa atomica superiore a 230 può essere diviso in due nuclei più leggeri tramite il bombardamento con neutroni liberi.
  Questi neutroni vengono catturati dal nucleo di Uranio (o Plutonio) creando un nucleo instabile; questo significa che l'energia del sistema non è in grado di mantenere unita la materia del nuovo nucleo, che quindi si divide in due nuclei leggeri entro
un millesimo di miliardesimo di secondo.
Questa rottura, o fissione, libera da due a tre neutroni, che possono quindi essere usati per continuare il processo di fissione di altri nuclei, ma soprattutto libera una quantità di energia pari all'1% circa della massa (ricordate, E=mc2? ecco, è proprio quella lì).
Affinchè avvenga una esplosione è però necessario che sia raggiunta una massa critica, ossia un certo quantitativo di materiale fissile che, insieme, possa generare abbastanza energia da creare una esplosione.
L'energia viene liberata sotto forma di fotoni (le particelle senza massa che compongono anche la normale luce visibile, le onde elettromagnetiche che ci fanno vedere TV e radio, i raggi X) ad alta energia, ossia raggi gamma.
Inoltre i frammenti degli atomi di uranio (i due nuclei leggeri che si sono formati in seguito alla fissione) sono isotopi instabili, ossia elementi che possiedono un numero di neutroni maggiore del normale e quindi tendono a perderlo, emettendo  particelle alfa (ossia nuclei di elio), particelle beta (elettroni ad alta energia) e neutrini in modo che i neutroni in eccessi si trasformino in protoni.
Il tempo di decadimento del Cesio137 è di 31 anni, del Kripto85 è 11 anni, tempi quindi confrontabili con la vita di un essere umano e dei suoi figli.
Il principio su cui opera la bomba atomica è identico a quanto avviene nelle centrali nucleari a fissione, e per mantenere sotto controllo la massa di materiale fissile (uranio) nel reattore si utilizzano delle barre di piombo che vengono inserite al suo interno per assorbire i neutroni emessi.


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permalink | inviato da Icekent il 6/8/2008 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Il TAR della scuola
6 agosto 2008
Mi ha colpito la notizia della promozione 'ex lege' di uno studente piemontese.
I giudici, bontà loro, hanno sicuramente applicato la legge alla lettera credo mancando di qualunque buon senso educativo, ma non è compito della magistratura.
Il ricorso è probabilmente stato presentato dai genitori del ragazzo, ed è questa cosa che mi lascia perplesso.
Veramente i genitori credono che, nonostante il grado accertato di impreparazione del proprio rampollo, passare alla classe successiva sia un bene?
L'istruzione a quanto pare non serve, quel che necessita è un pezzo di carta che consenta, al termine del ciclo scolastico, di partecipare a un qualche concorso pubblico, ed intanto attivarsi per migliorare la conoscenza con il sindaco, qualche assessore, il farmacista o il parroco.
Occorre dire che, almeno, qui ci si è rivolti al Tribunale; altre volte ci sono state minacce fisiche a presidi e professori per evitare le bocciature.
E' in ogni caso un gradino sceso verso il fondo di una scala che mette invece, al gradino più alto, la voce Essere Furbi, anzi, Furbetti. Non credo che la scuola possa permettersi di portare la questione al Consiglio di Stato, rischierebbe di perdere nuovamente, e poi non ha certo i soldi necessari per un contro ricorso.
Non credo che dovrebbe intervenire nemmeno il Ministero dell'Istruzione, dopotutto non son cose che lo riguardino direttamente, e le scuole dipendono dalla Provincia.
Immagino però l'esempio che questo ragazzo, tornato in classe con i propri compagni, sarà per i suoi amici, chiunque si sentirà in diritto a non studiare visto che, tanto, la scuola non avrà i fondi necessari per i corsi di recupero per tutti, e basterà impugnare la sentenza per avere una promozione certa.
Ed alla fine degli studi una licenza scientifica che sarà semplicemente un foglio di carta da dimenticare in qualche armadio.
Quel che mi intristisce è la mancanza di prospettiva futura che i genitori, alcuni perlomeno, hanno per i propri figli.
E' come essere arrivati alla fine del mondo: a che serve studiare, lavorare, innovare, pensare, se tanto poi il mondo sta finendo? (almeno qui in Italia)


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