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Il TAR della scuola

Mi ha colpito la notizia della promozione 'ex lege' di uno studente piemontese.
I giudici, bontà loro, hanno sicuramente applicato la legge alla lettera credo mancando di qualunque buon senso educativo, ma non è compito della magistratura.
Il ricorso è probabilmente stato presentato dai genitori del ragazzo, ed è questa cosa che mi lascia perplesso.
Veramente i genitori credono che, nonostante il grado accertato di impreparazione del proprio rampollo, passare alla classe successiva sia un bene?
L'istruzione a quanto pare non serve, quel che necessita è un pezzo di carta che consenta, al termine del ciclo scolastico, di partecipare a un qualche concorso pubblico, ed intanto attivarsi per migliorare la conoscenza con il sindaco, qualche assessore, il farmacista o il parroco.
Occorre dire che, almeno, qui ci si è rivolti al Tribunale; altre volte ci sono state minacce fisiche a presidi e professori per evitare le bocciature.
E' in ogni caso un gradino sceso verso il fondo di una scala che mette invece, al gradino più alto, la voce Essere Furbi, anzi, Furbetti. Non credo che la scuola possa permettersi di portare la questione al Consiglio di Stato, rischierebbe di perdere nuovamente, e poi non ha certo i soldi necessari per un contro ricorso.
Non credo che dovrebbe intervenire nemmeno il Ministero dell'Istruzione, dopotutto non son cose che lo riguardino direttamente, e le scuole dipendono dalla Provincia.
Immagino però l'esempio che questo ragazzo, tornato in classe con i propri compagni, sarà per i suoi amici, chiunque si sentirà in diritto a non studiare visto che, tanto, la scuola non avrà i fondi necessari per i corsi di recupero per tutti, e basterà impugnare la sentenza per avere una promozione certa.
Ed alla fine degli studi una licenza scientifica che sarà semplicemente un foglio di carta da dimenticare in qualche armadio.
Quel che mi intristisce è la mancanza di prospettiva futura che i genitori, alcuni perlomeno, hanno per i propri figli.
E' come essere arrivati alla fine del mondo: a che serve studiare, lavorare, innovare, pensare, se tanto poi il mondo sta finendo? (almeno qui in Italia)

Pubblicato il 6/8/2008 alle 10.25 nella rubrica Notizie.

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