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Divieto di educare

Oggi vorrei commentare tre notizie, tre notiziole semplici semplici.
La prima, quella riportata da Repubblica. Due ragazze portate in questura, identificate, ed una tenuta in guardiola per una notte perché scambiate per prostitute. In Italia non siamo mai stati molto disponibili verso le nuove idee, i nuovi modi di pensare, o le nuove persone. Chi non la pensa come noi è sicuramente diverso, chi ha abitudini diverse dalle nostre non ha capito come gira il mondo, chi usa le proprie capacità per qualcosa che non siano gli affari propri è un imbecille.
E chi si siede sui gradini di una chiesa, non si porta appresso i documenti, ha un viso chiaramente non italiano, è logicamente un borseggiatore, se maschietto, una prostituta, se femminuccia. Roma è sempre più evidentemente una città provinciale, in cui l'educazione si misura dal numero di divieti ed il rispetto delle regole è dato dalla bravura delle forze dell'ordine con manganelli e pistola. Nel senso della rivoltella.
Qui si aggancia la seconda notizia, letta sul Corriere: i divieti in spiaggia e nelle piazze italiane. Non rifaccio qui l'elenco, lo potete leggere nell'articolo; dico soltanto che l'educazione non può essere insegnata a suon di divieti. Se mio figlio scende a giocare a pallone alle due del pomeriggio in estate, dovrei essere io il primo a rimproverarlo perché fa rumore in un orario dedicato, in genere, alla pennichella. Non dovrebbe riportarmelo il poliziotto tenendolo per un orecchio. Non capisco perché non posso mangiare un panino a Venezia mentre a Milano si.
Non voglio commentare i divieti, vorrei commentare il fatto che stiamo diventando siamo diventati un popolo di maleducati e poco avezzi a rispettare le regole. E l'unica risposta è quella di aumentare le regole da rispettare. Non per tutti, naturalmente, ma certo i turisti sono un bel patrimonio da spennare in estate, anche da parte dei comuni.
E dopo l'educazione veniamo alle parole del ministro dei beni culturali, il sempre vispo sandro bondi.
Che lui non capisca niente di arte moderna ci sta pure; ma a me fa paura il suo continuo rivolgersi alla spiritualità, alla bellezza, ed a quello che capisce lui..
In questi giorni di festa vorrei andare a vedere la Quadriennale di Arte Moderna qui a Roma. Di arte moderna capisco veramente poco poco, ma se non cerco di imparare qualcosa rimarrò ignorante sempre. Dovrei prendere un catalogo, naturalmente, così da capire meglio quel che vedo, o almeno informarmi sugli autori. Alcuni miei amici non comprendono per niente la musica jazz, e nemmeno le poesie giapponesi (in giapponese), o arabe (in arabo).
Diciamo un'ovvietà?
Non è che tutte le cose che non si capiscono sono brutte, è semplicemente che non si capiscono, che non abbiamo il vocabolario adatto per comprenderle. Ed un paese che si rispetti dovrebbe invogliare a comprarli, questi vocabolari, non a chiudere gli occhi.

Pubblicato il 14/8/2008 alle 11.32 nella rubrica Notizie.

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