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Costanti universali

In questi giorni le notizie dei telegiornali, a parte qualche omicidio premeditato o colposo o una lettera di Ratzinger o di qualche cardinale, sono concentrate su Alitalia e crisi delle banche USA.
Si noti, tra l'altro, che dopo ogni crisi tutti i massimi esponenti del capitalismo si portano di fronte a qualche telecamera ad affermare che i fondamentali dell'economia sono solidi, nonostante tutto.
Io sono abituato a preoccuparmi, in particolare quando qualche grande esperto cerca di convincermi, senza argomenti, di non preoccuparmi.
Consideravo anche una cosetta da nulla, come il numero di miliardi 'bruciati' nel crollo delle borse internazionali a causa della crisi delle banche e degli istituti di credito.
Ora, se una cosa esisteva prima, in qualche altra forma deve esistere dopo.
In un motore, se immetto 100 Joule di energia, questo me ne rende disponibili poniamo 75, ma gli altri 25 so esattamente dove sono andati a finire, e proprio nel calore sviluppato dal motore a causa dell'attrito di organi meccanici.
Questo è il Rendimento del motore, come il rendimento della borsa, quindi. Quindi è vero, ho 'bruciato' 25 Joule, ma so perfettamente dove sono e come calcolarli.
Nel caso del denaro, invece, succede una cosa strana.
Se compro un'azione a 10 euro e la rivendo a 8, ho perduto 2 euro. Se la rivendo a 13, ne ho guadagnati 3.
Questi 2 euro in meno, o quei 3 in più, dove sono finiti, e da dove sono comparsi?
Chi li ha generati? Da dove provengono?
Ho l'impressione che il fatto che l'economia non possieda delle costanti universali, dei principi di conservazione come l'energia o il momento angolare, la renda non una scienza ma semplicemente una speranza.
Un po' come la vita dopo la morte, insomma.

Pubblicato il 22/9/2008 alle 22.35 nella rubrica Pensieri.

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